Deontologia del sito e-commerce. Creazione di un negozio online.

Una delle tipologie di sito più complesse e delicate da realizzare e senz’altro l’e-commerce.
Per i nostri clienti realizziamo solitamente portali completi con soluzioni di vendita online, vale a dire pagine di rappresentanza e pubblicità standard (chi siamo, dove siamo,ecc.) unite a una sezione dotata di carrello elettronico. La soluzione ideale infatti è questa: un portale con le funzioni classiche che consenta però al cliente di gestire dal medesimo pannello di controllo anche un negozio online, inserendo prodotti e modificando e/o eliminando quelli già esistenti.
Il procedimento è molto semplice: l’amministratore/cliente crea le schede prodotto introducendo con comodità descrizione, prezzo e foto del prodotto. Si pssono impostare promozioni, sconti e coupon, si può indicare la quantità di articoli presenti in magazzino, ecc. Una volta terminata la composizione della scheda del prodotto basta un clic per pubblicarla. E l’articolo è subito online a disposizione di chi vuole acquistarlo.
Di norma impostiamo una procedura per la registrazione dei dati dell’acquirente, ovvero chi vuole acquistare deve indicare alcune informazioni e recapiti basilari in modo di dare la certezza al venditore di avere a che fare con un compratore serio e realmente intenzionato ad acquistare. Terminata la registrazione l’acquirente può comprare l’articolo e utilizzare per acquisti futuri gli stessi dati che ha indicato per il primo acquisto (onde evitare registrazioni plurime e inutili).
Durante la realizzazione del negozio online chiediamo al nostro cliente in che modo vuole essere pagato dai suoi clienti. Le opzioni sono quelle classiche: bonifico, Paypal, Postepay, carta di credito con gateway. Impostiamo subito le modalità di pagamento richieste in modo da consegnare il portale e-commerce subito funzionante e chiavi in mano.
Procediamo poi con la richiesta di indicizzazione in Google, utilizzando come tag e keywords non solo quelli relativi alla mera attività, ma anche e soprattutto quelli relativi ai prodotti. In questo modo si ottengono risultati più che soddisfacenti e in tempi anche non troppo lunghi.
Quando si crea un sito e-commerce l’obiettivo fondamentale e vendere. Si applica la stessa regola generale relativa alla grafica dei siti statici o dinamici classici: avere paesaggi grafici fantasmagorici o filmatoni in flash non serve assolutamente a nulla. Disturba la corretta indicizzazione e distrae l’acquirente dalle caratteristiche salienti del prodotto. La tecnologia Flash può essere utilizzata al massimo per una piccola presentazione in home page. Molto utile può essere al contrario una presentazione dei prodotti su Youtube corredata da una piccola intervista allo stesso proprietario del negozio. Questo sì che aiuta l’indicizzazione e da l’impressione al potenziale acquirente di entrare fisicamente nel negozio conoscendo in un certo senso di persona il venditore.
Queste sono dunque quelle che ritengo le basi fondamentali per creare correttamente un portale e-commerce, un negozio online. Queste basi le applichiamo poi di volta in volta al singolo cliente adattandole alle esigenze e alle richieste di quest’ultimo.
Soprattutto in Italia, dove ancora l’acquisto online a distanza tramite carta di credito e visto con sospetto e considerato poco sicuro, è importante impostare questo tipo di portali con la massima attenzione e professionalità. Siamo tra gli ultimi ad attraversare questa nuova frontiera tecnologica. Cerchiamo di aiutare i nostri clienti a far sì che il passaggio sia sicuro e il più possibile proficuo :-)

Thomas Pistoia

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Pubblicato 2015expo2015.it, il portale degli agriturismi pronti per expo 2015

2015expo2015

Un gruppo di agriturismi e strutture ricettive toscane ha deciso di prepararsi allo sviluppo del turismo che si prevede in tutta Italia per Expo 2015 e ci ha chiesto di realizzare un portale verticale adatto allo scopo.

Così nel nostro portfolio di siti internet per aziende e professionisti si è aggiunto il booking online 2015expo2015.it

Totalmente localizzato in lingua inglese, il sito – dedicato a quegli stranieri che approfittando dell’Expo volessero visitare anche la Toscana – è dotato di un pannello di controllo per il Super Admin che consente di gestire l’intero portale e tutte le attività e le prenotazioni.

Ogni struttura, tramite username e password, può poi autonomamente inserire i propri dati, il proprio calendario di prenotazioni, le proprie tariffe suddivise per alta, media e bassa stagione.

L’utente dal canto suo può prenotare in tempo reale il proprio soggiorno presso una delle strutture pagando tramite Paypal o bonifico bancario. Il sistema verifica in automatico se il periodo di soggiorno scelto dall’utente è libero e quali camere/appartamenti della struttura scelta sono disponibili.

Chiunque abbia bisogno di un portale con queste caratteristiche può contattarci per qualsiasi informazione o preventivo.

Mai più PayPal

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Succede. Raramente, ma succede. Non sempre il cliente è una persona corretta.
A me è capitato con un’americana che non voleva pagare e fino ad oggi, alla fine, non ha pagato. Ma non è questo il punto.
Il punto è che pur di non pagare la signora ha utilizzato un “trucco” che vale la pena descrivere, anche per mettere in luce alcune zone oscure del sistema di pagamento più utilizzato in rete: PayPal.

Ma andiamo con ordine, ecco, brevemente, i fatti.
La signora ha pattuito un tot per la creazione di un sito internet. Per contratto avrebbe avuto la possibilità di pagare con bonifico o bollettino. però a lavoro terminato, dopo aver cambiato le password Ftp ha deciso di non pagare. L’ho minacciata di azione legale ma non ho avuto risposte. Ho ricevuto invece all’improvviso parte del pagamento sul mio account PayPal.
Il sito che avevo realizzato prevedeva l’implementazione della classica icona di PayPal per i pagamenti online. Durante la lavorazione per provare il corretto funzionamento del sistema avevo fatto un finto pagamento online di prova alla signora; in questo modo per me normale e fortuito la stessa è venuta a conoscenza dell’indirizzo mail del mio account Paypal e ha potuto quindi indicarlo come destinatario di un pagamento.

Ho dunque ricevuto questo pagamento. Solo una parte della somma che mi spettava, non tutta.
Effettivamente mi sono chiesto come mai la signora (chiamiamola così) avesse scelto per mandarmi la somma proprio Paypal. Alla fine mi son detto “l’avrà trovato più comodo” e pensando che alla fine stavo ricevendo parte di una somma che avevo perso la speranza di recuperare (se non rivolgendomi con tutti i rischi che ciò comporta ad un giudice), ho tirato un sospiro di sollievo e ho preso atto della nuova entrata sul mio account.

E qui comincia la vera storia.
Pochi secondi dopo Paypal mi ha comunicato una procedura di chargeback avviata dalla signora ai miei danni.
Spieghiamo cos’è il chargeback. In pratica la tipa ha asserito che non ha fatto lei il pagamento ma qualcuno lo ha fatto in sua vece senza autorizzazione… e Paypal, dopo aver ricevuto la comunicazione della società emittente la carta di credito della tizia, mi ha bloccato i fondi.
Per chiarezza segnalo come il sito di Paypal descrive la procedura di chargeback: https://www.paypal.com/it/cgi-bin/webscr?cmd=xpt/cps/seller/ChargebackRisk-outside

Ma la vera domanda è: perchè tutta questa pantomima ? Perchè fingere un pagamento e poi contestarlo ? Sul momento sono rimasto inebetito, col tempo ho capito che la signora stava sfruttando uno delle anomalie più frequenti di Paypal per fregarmi.
In pratica ha fatto questo ragionamento: rischio di finire davanti al giudice per non aver pagato, come mi difendo ? Fingendo di aver subito un danno pure io, accusando la controparte di aver utilizzato il mio accesso a Paypal. E’ pur vero che questo piano denota una forte ignoranza informatica da parte della signora che confonde i dati di accesso Ftp (che lei mi aveva effettivamente dato per lavorare sul sito) con i dati di accesso a Paypal che non poteva avermi dato e che nulla c’entrano con l’Ftp.
Ignoranza informatica, oppure… certezza che è difficile spiegare a uin giudice magari a digiuno dell’argomento che le due cose sono incompatibili, E si sa, quando si entra in tribunale non si è mai sicuri di quando e come se ne esce.

Inizialmente però il suo piano non è riuscito. Ho inviato a PayPal la documentazione che attestava che tra noi c’era un contratto, una fattura, un carteggio mail che c’era stato durante il lavoro. Passato qualche giorno Paypal mi ha restituito il denaro (che ho provveduto subito a trasferire altrove, non si sa mai).

Ho fatto bene a trasferirlo e a tenere l’account PayPal a zero.
Perchè dopo qualche mese, altra procedura di chargeback (??) e il mio account finisce in negativo.
La signora (continuiamo a chiamarla così) ci riprova. Paypal, come nel primo caso mi comunica che sta tutelando la mia posizione presso la società emittente la carta di credito della controparte e mi invita a rinviare la documentazione che attesta la legittimità dei soldi ricevuti.
Ma come ? La documentazione già ce l’hanno ! Va bene rimando tutto. Ma i giorni passano…

Grazie all’aiuto del sito http://te-lo-do-io-paypal.spaces.live.com/ (che non ringrazierò mai abbastanza) scopro che il mio caso è molto comune (anche se avviene per lo più ai danni di venditori ebay) e che normalmente a nulla valgono le proteste della moltitudine di malcapitati che a fronte di un compratore scorretto non si vedono adeguatamente tutelati da Paypal (segue qualche esempio sparso, anche straniero):

http://www.hwupgrade.it/forum/archive/index.php/t-1101490.html
http://www.axnet.it/forum/paypal-e-chargeback-t318979.html?s=15dbb3a56c614c07cb80770b668d62df&
http://www.youtube.com/results?search_type=&search_query=chargeback+paypal&aq=f
http://www.ebaygeneration.com/forum/showthread.php?p=552588
http://www.paypalsucks.com/

Protesto con una mail indirizzata anche alla filiale italiana di Paypal. Ricevo una loro telefonata nella quale mi dicono che non capiscono il perchè del chargeback, secondo loro la transazione non ha problemi nè anomalie. Mi invitano ad aspettare ancora.

Dopo circa due mesi, trovandomi ancora con l’account Paypal in negativo ho chiesto nuovamente informazioni via mail. Poco dopo la mia richiesta è giunta la comunicazione che il chargeback della sefdicente signora era stato accettato, Che combinazione ! E se non gli scrivevo ?

Sintesi finale:

Cosa ha ottenuto la signora: un sito nuovo senza spendere una lira, utilizzando un’anomalia di Paypal di cui pochi sono a conoscenza. Ecco perchè non ha pagato con i sistemi previsti dal contratto che avevamo stipulato, ma ha preferito Paypal ! A me non resta che l’azione legale nei suoi confronti con tutte le incognite che ciò comporta. Si è insomma comportata come quei compratori Ebay che ricevono l’oggetto, avviano il chargeback e ottengono di nuovo il denaro speso grazie a PayPal.

Le colpe di Paypal: si trincera dietro il proprio regolamento e dietro mail preconfezionate, in realtà NON tutela affatto il venditore, NON rilascia nulla di scritto (per es. un verbale) da cui si possano capire le ragioni dell’approvazione del chargeback. Sono stati tolti i soldi al mio account e io non so perchè, cosa ha detto la controparte per sostenere la sua falsa tesi, non ho potuto contrastare con mie argomentazioni le dichiarazioni mendaci della signora. Non c’è neanche il diritto sacrosanto alla difesa, la possibilità di contattare personalmente la società della carta di credito o di difendersi personalmente tramite un proprio avvocato.
Il fatto poi che nell’immediatezza della mia ultima mail sia arrivata la comunicazione dell’approvazione del chargeback mi da la certezza che Paypal non mi abbia assolutamente tutelato durante tutta la procedura, decidendo di chiudere la controversia quando le mie richieste di informazioni cominciavano forse a diventare troppo insistenti. La domanda che ponevo più assiduamente era: come mai il primo chargeback aveva fallito e il secondo no ?

Questa volta sono stato danneggiato senza una mia volontà, dato che l’iniziativa di usare Paypal è stata della signora (che ben conosce il sistema).
In tutti i casi per ciò che mi riguarda, dopo aver scoperto cosa si rischia, non utilizzerò mai più Paypal neanche per questioni private. Questa incapacità o rifiuto di tutelare anche il venditore per ciò che mi riguarda è un disservizio, null’altro.

Mi sono messo dunque alla ricerca di un’alternativa. Per adesso, ad esempio ho individuato moneybookers.com

Staremo a vedere.

Thomas Pistoia

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