Creare siti internet e utilizzare i css con Internet Explorer

Chi realizza siti web per professione deve fare spesso i conti non solo con la propria competenza e capacità, ma anche con i differenti browsers e software atti allo scopo, nelle loro differenri versioni.
Il CSS (Cascading Style Sheet) ha impegnato non poco tanto i webmasters, quanto i creatori di software, rivoluzionando con i fogli di stile il modo di organizzare e gestire i siti internet.
Per un tempo che in termini informatici definirei lungo, un browser in particolare si è rivelato debole e eccessivamernte lento nell’apprendere il nuovo linguaggio: Intenet Explorer. le versioni 5, 5.5 e 6 sono totalmente inadatte a riprodurre un sito fornito di CSS. La 6 ce la può a volte fare utilizzando i cosiddetti “hack”, cioè frammnti di css scritti appositamente per IE.
Un esempio già vecchiotto:


#header {margin-bottom:10px}
html>body #header {margin-bottom:5px}

La prima riga è per i browser normali, la seconda per Internet Explorer 6 che pare calcoli le distanze diversamente :-)
La gravità della questione è che mentre Firefox (ad esempio) ha provveduto in tempi brevissimi ad attrezzarsi per far sì che i css venissero rispettati con precisione e totalità, Internet Explorer solo con la versione 8 ha cominciato a esprimersi decentemente,
Ma all’inspiegabile ritardo della Microsoft devo aggiungere stavolta una certa mancanza di attenzione degli utenti.
Infatti la stragrande maggioranza utilizza ancora Internet Explorer.: creiamo la pagina di un sito, la pubblichiamo in uno spazio dove il cliente la possa vedere e comunichiamo l’ Urtl della stessa al cliente ,che la guarda con Internet Explorer e a volte vede tutti gli elementi fuori posto.
Immediata la telefonata o la mail di richiesta di spiegazioni.
- Ma lei che versione di Internet Explorer possiede ?
La 5.5 !!! :-D
Chi usa ancora IE 5.5 ? Qualcuno che non sa che può utilizzare l’ 8 !
E’ quindi necessario incoraggiare l’utenza e la clientela a tenere sempre aggiornato il parco software del proprio pc, oppure, per i più testoni, indicare nelle pagine web dei siti internet che gli stessi sono ottimizzati per Internet Explorer 8.

Attenzione: non è che il problema della differente interpretazione dei css con IE8 sia definitivamente risolto. E’ comunque necessario scrivere alcune parti di CSS a parte solo per il browser Microsoft,; diciamo però che la situazione è comunque migliorata.

Inutile dire che con Firefox e gli altri browser non esistono problemi, ma molti ritengono (secondo me da un po’ di tempo erroneamente) che Internet Explorer sia ancora il browser più utilizzato.
Non ne sarei più tanto sicuro. Il vento per fortuna sta cambianfo.

Resta comunque necessario verificare durante la creazione di un sito web come vedono le pagine i vari browser a differenti risoluzioni. Lo si può fare manualmente (facendo cioè aprire il sito da browser differenti su diversi schermi e sistemi operativi), o automaticamente con servizi reperibili in rete come quello, comodo, offerto da BrowserShots.

Thomas Pistoia

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Passare a Linux

E’ arrivato il momento di parlare un po’ del sistema operativo del pinguino e del suo progressivo diffondersi.

Come al solito il nostro mondo si distingue per la sua capacità di esaltare le contraddizioni, per cui non ci stupisce più di tanto che un SO così potente sia relegato nel (per fortuna) paradiso dei prodotti di nicchia, La moltitudine privata e quella delle pubbliche amministrazioni intanto si ostinano ad accettare il pedaggio/balzello cui ci costringe Microsoft con le sue licenze, soprattutto al momento dell’acquisto di un nuovo pc (ben verranno le prossime class action contro il colosso di Redmond).

Linux è software libero, non costa e si evolve grazie alla condivisione di informazioni tra gli sviluppatori che contribuiscono e vogliono contribuire al suo miglioramento.

Nasce dalla folle idea di uno studente finlandese di informatica, Linus Torvalds, che forse, all’epoca non poteva immaginare che stava realizzando qualcosa di tanto rivoluzionario. Consiglio spesso ai miei clienti di provare Linux, soprattutto quando si lamentano della presenza nel loro pc di virus e schifezze varie,;quando compaiono le pagine blu, quando la macchina si blocca senza neanche più mostrare il ridicolo messaggio di un tempo “il programma ha eseguito un’operazione non valida e sarà terminato”.

Non è semplice convincerli. Linux si porta purtroppo dietro la reputazione di sistema complicato,. Alcuni pensano addirittura che sia ancora fermo a un’operatività da tastiera tipo Dos (anche se nel suo caso si chiamerebbe Unix). Anni fa era davvero così. Però gli sviluppatori hanno avuto l’intelligenza di capire che per riuscire ad avere una diffusione bisognava renderlo accessibile a tutti, utilizzare i menu, le finestre, le immagini, la grafica.

Ricordo ancora la prima distribuzione che ho installato nella mia vita, la Suse 6.0 (notti insonni a formattare e riformattare un povero portatile, fino alla vittoria). Si cominciava così, dalle distribuzioni di aspetto più amichevole e diventavi “guru” quando riuscivi a installare la mitica Debian, la Gentoo o la Slackware.

Per chiarezza cito da Wikipedia: “Non esiste un’unica versione di Linux ma esistono diverse distribuzioni (chiamate anche distro), solitamente create da comunità di sviluppatori o società, che scelgono, preparano e compilano i pacchetti da includere. Tutte le distribuzioni condividono il kernel Linux (sia pur in versioni diverse e spesso personalizzate), mentre si differenziano tra loro per il cosiddetto “parco software”, cioè i pacchetti preparati e selezionati dagli sviluppatori per la distribuzione stessa, per il sistema di gestione del software e per i servizi di assistenza e manutenzione offerti.”

Oggi l’installazione di queste distribuzioni (anche della mitica Debian) è diventato un gioco per bambini: procedure guidate semplici e chiare che consentono in pochi minuti la presenza di Linux su un qualsiasi pc. L’approccio a video è molto simile a quello di Windows e si possono addirittura scegliere diversi Desktop Manager. Il più simile a Windows direi che è KDE, cito anche GNOME che rende la grafica di Linux molto somigliante a quella dei Mac della Apple. Poi ci sono alternative leggere come Fluxbox che consentono l’utilizzo di Linux anche su Pc datati.

E le distribuzioni si sprecano.

Io uso la Fedora, che personalmente trovo ottima per l’attività lavorativa e professionale, ma ne esistono di altrettanto affidabili e potenti: Knoppix, Ubuntu, Suse, Mandriva, Sabayon, Mepis… e potrei continuare per ore.

C’è solo da scegliere: è sempre Linux, quello invulnerabile, quello che non si ferma mai, ottimo anche per l’hosting dei siti internet che si realizzano.

La materia è comunque immensa, ma per chi vuole cominciare il primo passo è senz’altro l’uso di un LiveCd, cioè un comune cdrom contenente una distribuzione Linux che, una volta inserito, “trasforma” il pc in una macchina che utilizza Linux. Questo consente all’utente inesperto di prendere confidenza gradualmente. Facilissimo trovare una ISO da scaricare in rete, qui potete scaricare ad esempio quella della Fedora.

Disinserito il cd, il pc torna quello di sempre.

E senza Linux assune un’aria più… malinconica :-)

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Thomas Pistoia

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Sudo è un brevetto Microsoft

Gli utenti Linux e Unix lo conoscono molto bene, Sudo è un comando che viene utilizzato per elevare temporaneamente i privilegi di un utente ad amministratore senza dover eseguire il logout; ma chi si sarebbe mai aspettato che esso fosse coperto da un brevetto detenuto da Redmond?

L’USPTO (United States Patent and Trademark Office), in pratica l’Ufficio Brevetti degli USA, ha infatti concesso alla Microsoft il brevetto numero 7617530 con cui l’azienda ha protetto dei “Systems and/or methods that enable a user to elevate his or her rights.“, cioè qualcosa di praticamente identico a Sudo.

L’unica differenza tra Sudo e la “nuova idea” brevettata da Redmond starebbe nelle modalità di utilizzo; se infatti questa applicazione viene utilizzata su Linux e Unix essenzialmente da riga di camando, su Windows dovrebbe essere invece dotata di un’interfaccia grafica.

Come un ente estremamente serio e generalmente attento come l’USPTO abbia potuto brevettare l’idea di un software in uso già dagli anni ’70 rimane un mistero, probabilmente per una volta si è trattato di semplice incompetenza.

(Fonte Mr. Webmaster)

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Partizionare un disco con Vista

La Microsoft continua a distinguersi per il suo concetto piuttosto discutibile di liberta’ del consumatore.
Aveva cominciato con l’Xp a non fornire piu’ i dischi del sistema operativo.
Con l’avvento del Vista la morsa si e’ stretta ancora di piu’. Il disco rigido ha una partizione che contiene il sistema operativo e una che invece contiene il backup per il ripristino. Nessun altro disco. Questo a seguito di accordi non meglio precisati con alcune aziende hardware (Hp e Olidata, ad esempio).
Oltre a queste limitazioni sono da annoverare tra i difetti del Vista anche la frequente incompatibilita’ con alcuni programmi.
La cliente in questione utilizza un programma di modellazione 3d chiamato Rhinoceros, unito a un plugin apposito per il disegno dei gioielli. Mai avuto un problema su Xp.
Giunta su un nuovo portatile con Vista ecco all’installazione di Rhinoceros e del plugin la comparsa di misteriosi errori di registro e il mancato funzionamento di molti strumenti.
Ovviamente la diagnosi e’ stata la piu’ banale: Vista.
Ho pensato subito li freghiamo partizionando il disco rigido: meta’per Vista. l’altra meta’ un Xp minimale teso unicamente a ospitare Rhinoceros.
Per partizionare senza perdere i dati della cliente sul Vista mi sono rivolto inizialmente a Gparted, come faccio sempre. Un Linux live cd spettacolare per la semplicita’ di utilizzo, la precisione e l’affidabilita’ delle sue funzioni. Questa volta pero’ cilecca: ad ogni tentativo di ridimensionamento della partizione del vista ha risposto adducendo una non meglio precisata nancanza di spazio.
Va bene. allora proviamo con Partition Magic, pazienza anche se e’ proprietario. Ma… indovinate un po’? Vista non supporta neanche lui.
Ma, attenzione ! Vista ha un’utility di partizionamento incorporata nel pannello di controllo. Proviamo anche con quella.
Niente, il messaggio di spazio non sufficiente, seppur con parole diverse, si ripete.
Il tutto, alla fine dipende dai files di backup. Vista ha una struttura di recovery che installa dei files nascosti proprio alla fine della sua partizione. Impossibile spostarli con qualsiasi programma di defrag.
Alla fine soluzione radicale: dopo aver informato la cliente la decisione è stata la più prevedibile. radere al suolo Vista, installare Xp e usare finalmente tutti i programmi senza alcun problema… con beneficio di inventario… anche Xp è Microsoft :-)

Thomas Pistoia

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