23 ottobre: Linux Day

IL SABATO del pinguino. Come da dieci anni ogni quarto sabato di ottobre, in Italia si festeggia il software e l’informatica libera che si raduna sotto il simbolo del pennuto bicolore. Da Aosta a Ragusa, il paese è invaso dalle feste dei Linux user group e delle associazioni che aderiscono al LinuxDay, la manifestazione che celebra Linux e l’”altro modo” di usare il computer: a casa, nelle pubbliche amministrazioni, a scuola. Proprio la scuola è il filo rosso che lega tutte le manifestazioni italiane del 2010. Manifestazioni spontanee, come spontaneo è lo spirito che le anima, ma organizzate e indirizzate dall’Italian Linux Society, sul cui sito è possibile conoscere sede e programmi aggiornati di tutti i 136 appuntamenti che siamo riusciti a contare.

Come al solito, chiunque voglia toccare con mano i vantaggi del software libero, non deve fare altro che andare a uno degli incontri, magari con il proprio portatile, per ricevere dimostrazioni e consigli sulle migliaia di programmi da usare liberamente e a costo zero. Si troveranno anche CD da portare a casa, distribuzioni Linux da provare, personale esperto pronto a guidare i principianti.

Dicevamo la scuola, tema è declinato in decine di varianti. Vera protagonista di molti degli eventi in programma sarà la WiiLD , la Wiimote Lavagna Digitale, una lavagna digitale economica basata su hardware comune. La WiiLD può essere controllata attraverso il Wiimote, il noto joystick bianco senza fili utilizzato nella console da gioco Nintendo Wii. La WiiLD è presente a Brescia dove viene presentato il progetto “Linux nelle Scuole” promosso dal linux user group della città. Dimostrazioni e analisi dello strumento sono in programma anche ad Aosta, Lecco, Pavia, Modica, Grosseto, Fabriano, Oriveto e altre decine di città. A Siena è prevista anche una dimostrazione su come “realizzare una lavagna interattiva con meno di 100 euro”.

Il tema scolastico non si ferma solo alla WiiLD. A Gorgonzola la giornata è dedicata a “Scuola pubblica e software libero”, mentre a Mantova una sessione esaminerà Docebo, il sistema di e-learning open source molto diffuso anche in ambienti aziendali. A Pisa sono previste due intense ore per discutere di “Laboratori didattici in salsa Software Libero”. A Bergamo, alla facoltà di ingegneria, viene presentato il progetto One Laptop Per Child  dal punto di vista delle scuole.

Per quanto riguarda le grandi città, a Milano gli appuntamenti sono due: il primo, organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, si svolge al SIAM 1838 (Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri) con un programma incentrato sull’uso di software libero a scuola e con il pomeriggio occupato a “ripensare l’insegnamento grazie al Floss” (Free/Libre/Open Source Software). Il secondo alla Casa del sole, organizzato dall’associazione culturale OpenLabs, con sette percorsi paralleli su Prodotti, Didattica, Tecnica, Diritto d’autore e Fare businnes con Linux.

Anche a Torino sono previste due iniziative: il gruppo degli utenti Linux della città si ritrova a Piazza Castello, all’aperto, per portare il software libero nelle strade; l’altra iniziativa è alla Cascina Roccafranca di via Rubino, con percorsi destinati a principianti ed esperti. A Roma l’appuntamento è alla facoltà di Matematica, nei pressi dell’Università La Sapienza. Ricco il programma che comprende più di venti seminari. A Napoli è la facoltà di Scienze e Tecnologie ad ospitare gli appassionati: una sessione che potrà fare scuola è quella dedicata al passaggio di quasi duemila computer del Comune alla distribuzione Ubuntu.

Protagonista quest’anno anche Android, il sistema operativo open source per cellulari e tablet promosso da Google e basato su Linux. A Bergamo è prevista una “Android zone”, una zona dedicata alle dimostrazioni delle potenzialità del sistema operativo; ad Udine un seminario approfondisce “come Android sta cambiando il mondo dei dispositivi mobili”, mentre a Palermo si parla di “Android: Linux verso gli smartphone”. La programmazione Android è al centro dell’evento di Perugia e una sessione for dummies (per inesperti) è prevista nel ricco programma di Verona. Gli eventi dedicati al sistema operativo mobile comunque sono sparsi un po’ per tutta Italia: Pescara, Bisignano (CS), Ceccano e così via.

Non mancano gli appuntamenti più tecnici dedicati a esperti o programmatori. A Como, c’è un seminario dedicato alla “programmazione libera, da 6 a 99 anni”, una panoramica didattica dei linguaggi di programmazione da quelli più semplici a quelli più complessi, tutti con cuore “libero”. A Teramo si impara a come progettare un blog in “40 minuti” attraverso semplici e gratuiti strumenti liberi. Sempre nel campo della programmazione, a Rende (CS) c’è spazio per capire come il cloud computing, una delle tendenze più consolidate dello sviluppo applicativo moderno, possa essere sfruttato anche con strumenti open source.

Lo spirito del Linuxday non è tuttavia confinato ai soli aspetti tecnici. A Belluno si discute di “filosofia del software libero”, con una panoramica a partire dal creatore della fondazione del free software, Richard Stallman. Sempre l’ispirazione di Stallman guida l’appuntamento “Software Libero: libertà per tutti, diritto di tutti” in calendadio a Lucca. Ad Ivrea, in mattinata, due seminari hanno come tema “Etica Hacker e Software & Hardware Libero” e, quasi d’obbligo nella città che vide la fioritura della vecchia Olivetti, “Da Adriano Olivetti al Software Libero: continuità di una idea”. C’è posto anche per un’analisi delle licenze cosiddette “copyleft”, che preservano alcuni diritti di base, ma favoriscono il riutilizzo e la condivisione dell’opera: ad Arezzo (“Creative Commons e Letteratura”) e a Livorno (“Licenze creative: condividere le proprie creazioni”). Il software libero in ambito sociale verrà invece trattato a Verona attraverso l’esperienza dell’associazione Faber Libertatis impegnata, in Italia e nei paesi in via di sviluppo, a rigenerare computer usati per utilizzarli poi in progetti sociali al fine di ridurre il divario digitale.

Molti dei seminari sono dedicati a specifici software, videogiochi e servizi open source. Blender, il software di animazione video tridimensionale, è protagonista a Teramo, Potenza, Spotorno, Fermo, Lecce. In molti di questi luoghi si potrà assistere alla proiezione di Sintel, un film d’avventura tridimensionale di 15 minuti interamente realizzato con Blender.

Un altro servizio che gode di popolarità tra i programmi dei vari Linuxday è OpenstreetMap (seminari, tra gli altri, a Catanzaro, Salerno, Trento, Padova, Castelfranco Veneto), il progetto collaborativo per la generazione di mappe stradali che non abbiano vincoli di licenza e che possano essere utilizzati liberamente in altri software o servizi. Infine i videogiochi: a Cosenza, Catanzaro, Fabriano, Messina sono previsti appuntamenti dedicati a come giocare con Linux. A Cagliari c’è anche un torneo di OpenArena, un noto gioco “sparatutto” open source e gratuito.

(Fonte: repubblica.it)

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Inviare e condividere files realizzati con OpenOffice

Un’altra delle grosse spese che una persona che utilizza il pc per lavorare spesso si trova costretta ad affrontare, è quella relativa all’acquisto di una suite di programmi per ufficio. Programmi che siano dunque abbastanza avanzati da gestire con facilità testi, fogli di calcolo e grafici, database, diapositive e pagine web.
Ovviamente il primo nome che viene in mente è Microsoft Office, pacchetto che contiene Word, Excel, Power Point, Access, Front Page (quest’ultimo non più in produzione dal 2006). In alcune configurazioni di pc è possibile trovare anche il fratello minore di Office, cioè Microsoft Works.
Questi e altri prograami per ufficio meno noti hanno un costo. Un costo che non riguarda solo il libero professionista, l’imprenditore, il lavoratore in senso lato, ma anche e soprattutto gli uffici pubblici, le pubbliche amministrazioni, ecc.
Quando entrate negli uffici del vostro comune contate i pc visibili e moltiplicate il costo di Microsoft Office per ogni macchina. Poi calcolate che ci sono uffici non accessibili al pubblico che ospitano altri computer e che lo stesso calcolo andrebbe ripetuto per tutti gli altri uffici della città (Asl, Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, stazioni ferroviarie, uffici postali, scuole, università, tribunali, questure, ecc. ecc.), e che la stessa moltiplicazione andrebbe ripetuta per tutte le città d’Italia, d’Europa, del mondo.
Da qui capite come mai Bill Gates sia ricchissimo :-D
Ma se esistesse un’altra suite da ufficio altrettanto potente, però gratuita ?
Esiste ?
Esiste. Si chiama OpenOffice e fa tutto ciò che fa il pacchetto della Microsoft e anche meglio. Può aprire anche files word, excel, ecc. e, tra le altre cose può trasformare i nostri scritti in pdf.
Dedico questo post a quei clienti che mi dicono: “sì, però quando invio un documento a qualcuno, se il destinatario non ha anch’egli OpenOffice non riesce ad aprirlo”. Sbagliato. E’ solo una delle piccole differenze che esistono tra OpenOffice e la suite più famosa, e si risolve peraltro con un clic.
Poniamo il caso di aver scritto un documento di testo e di doverlo inviare a un destinatario che (naturalmente) non possiede OpenOffice.
Il nostro documento finchè sarà salvato esclusivamente per nostro uso avrà estensione .odt, che è il formato predefinito di OpenOffice.
Per spedirlo a qualcuno è sufficiente salvarlo in altro formato, con la funzione “Salva con nome” come nell’immagine qui sotto:

OpenOffice da la possibilità di salvare, contando solo i formato testo, in circa 20 estensioni diverse. Nel nostro caso possiamo scegliere “Micorsoft Word 97/2000/Xp” (.doc), oppure “Rich Text Format” (.rtf). O addirittura il formato pdf. E potremo star sicuri che il nostro destinatario aprirà senza problemi il nostro documento. Lo stesso procedimento con le altre rispettive estensioni possiamo ripeterlo se usiamo il foglio di calcolo, le diapositive, i database. Per creare pagine web invece basta salvare naturalmente solo in html.
Ecco dunque che con un minimo accorgimento, un po’ di voglia di imparare e un programma potente e gratuito, abbiamo inviato un documento ad un’altra persona, risparmiando una costosa licenza e svolgendo con comoda rapidità la nostra attività lavorativa-
OpenOffice nasce per Linux, ma è scaricabile anche per Windows dal sito openoffice.org
Usatelo e inviate dove vi pare i vostri documenti.
Se poi vi sentite generosi aiutate i vostri interlocutori a passare ad OpenOffice, anche semplicemente segnalandolo. Tutti i soldini che riuscirete a risparmiare (e a far risparmiare) potranno tornare utili per altri invvvestimenti, a beneficio delle vostra e delle altrui attività  :-)

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Thomas Pistoia

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Passare a Linux

E’ arrivato il momento di parlare un po’ del sistema operativo del pinguino e del suo progressivo diffondersi.

Come al solito il nostro mondo si distingue per la sua capacità di esaltare le contraddizioni, per cui non ci stupisce più di tanto che un SO così potente sia relegato nel (per fortuna) paradiso dei prodotti di nicchia, La moltitudine privata e quella delle pubbliche amministrazioni intanto si ostinano ad accettare il pedaggio/balzello cui ci costringe Microsoft con le sue licenze, soprattutto al momento dell’acquisto di un nuovo pc (ben verranno le prossime class action contro il colosso di Redmond).

Linux è software libero, non costa e si evolve grazie alla condivisione di informazioni tra gli sviluppatori che contribuiscono e vogliono contribuire al suo miglioramento.

Nasce dalla folle idea di uno studente finlandese di informatica, Linus Torvalds, che forse, all’epoca non poteva immaginare che stava realizzando qualcosa di tanto rivoluzionario. Consiglio spesso ai miei clienti di provare Linux, soprattutto quando si lamentano della presenza nel loro pc di virus e schifezze varie,;quando compaiono le pagine blu, quando la macchina si blocca senza neanche più mostrare il ridicolo messaggio di un tempo “il programma ha eseguito un’operazione non valida e sarà terminato”.

Non è semplice convincerli. Linux si porta purtroppo dietro la reputazione di sistema complicato,. Alcuni pensano addirittura che sia ancora fermo a un’operatività da tastiera tipo Dos (anche se nel suo caso si chiamerebbe Unix). Anni fa era davvero così. Però gli sviluppatori hanno avuto l’intelligenza di capire che per riuscire ad avere una diffusione bisognava renderlo accessibile a tutti, utilizzare i menu, le finestre, le immagini, la grafica.

Ricordo ancora la prima distribuzione che ho installato nella mia vita, la Suse 6.0 (notti insonni a formattare e riformattare un povero portatile, fino alla vittoria). Si cominciava così, dalle distribuzioni di aspetto più amichevole e diventavi “guru” quando riuscivi a installare la mitica Debian, la Gentoo o la Slackware.

Per chiarezza cito da Wikipedia: “Non esiste un’unica versione di Linux ma esistono diverse distribuzioni (chiamate anche distro), solitamente create da comunità di sviluppatori o società, che scelgono, preparano e compilano i pacchetti da includere. Tutte le distribuzioni condividono il kernel Linux (sia pur in versioni diverse e spesso personalizzate), mentre si differenziano tra loro per il cosiddetto “parco software”, cioè i pacchetti preparati e selezionati dagli sviluppatori per la distribuzione stessa, per il sistema di gestione del software e per i servizi di assistenza e manutenzione offerti.”

Oggi l’installazione di queste distribuzioni (anche della mitica Debian) è diventato un gioco per bambini: procedure guidate semplici e chiare che consentono in pochi minuti la presenza di Linux su un qualsiasi pc. L’approccio a video è molto simile a quello di Windows e si possono addirittura scegliere diversi Desktop Manager. Il più simile a Windows direi che è KDE, cito anche GNOME che rende la grafica di Linux molto somigliante a quella dei Mac della Apple. Poi ci sono alternative leggere come Fluxbox che consentono l’utilizzo di Linux anche su Pc datati.

E le distribuzioni si sprecano.

Io uso la Fedora, che personalmente trovo ottima per l’attività lavorativa e professionale, ma ne esistono di altrettanto affidabili e potenti: Knoppix, Ubuntu, Suse, Mandriva, Sabayon, Mepis… e potrei continuare per ore.

C’è solo da scegliere: è sempre Linux, quello invulnerabile, quello che non si ferma mai, ottimo anche per l’hosting dei siti internet che si realizzano.

La materia è comunque immensa, ma per chi vuole cominciare il primo passo è senz’altro l’uso di un LiveCd, cioè un comune cdrom contenente una distribuzione Linux che, una volta inserito, “trasforma” il pc in una macchina che utilizza Linux. Questo consente all’utente inesperto di prendere confidenza gradualmente. Facilissimo trovare una ISO da scaricare in rete, qui potete scaricare ad esempio quella della Fedora.

Disinserito il cd, il pc torna quello di sempre.

E senza Linux assune un’aria più… malinconica :-)

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Thomas Pistoia

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Sudo è un brevetto Microsoft

Gli utenti Linux e Unix lo conoscono molto bene, Sudo è un comando che viene utilizzato per elevare temporaneamente i privilegi di un utente ad amministratore senza dover eseguire il logout; ma chi si sarebbe mai aspettato che esso fosse coperto da un brevetto detenuto da Redmond?

L’USPTO (United States Patent and Trademark Office), in pratica l’Ufficio Brevetti degli USA, ha infatti concesso alla Microsoft il brevetto numero 7617530 con cui l’azienda ha protetto dei “Systems and/or methods that enable a user to elevate his or her rights.“, cioè qualcosa di praticamente identico a Sudo.

L’unica differenza tra Sudo e la “nuova idea” brevettata da Redmond starebbe nelle modalità di utilizzo; se infatti questa applicazione viene utilizzata su Linux e Unix essenzialmente da riga di camando, su Windows dovrebbe essere invece dotata di un’interfaccia grafica.

Come un ente estremamente serio e generalmente attento come l’USPTO abbia potuto brevettare l’idea di un software in uso già dagli anni ’70 rimane un mistero, probabilmente per una volta si è trattato di semplice incompetenza.

(Fonte Mr. Webmaster)

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Controllo da remoto

Ho avuto modo di provare su invito di una collega un programma veramente interessante; si chiama TeamViewer e consente di assumere il controllo da remoto di un Pc.

Il pacchetto si scarica dal sito ufficiale. Basta decomprimerlo per ottenere il setup.exe. Doppio clic e ci viene chiesto se desideriamo installare o solo avviare il programma. Avviarlo senza installarlo è più che sufficiente per lavorare.

Come vedete nello screenshot, il programma ci assegna un numero ID e un numero password e ci lascia uno spazio sulla destra per inserire ID e password dell’interlocutore.

Se intendiamo dare il controllo remoto del nostro pc a qualcun altro, comunichiamo all’interessato il nostro ID e la nostra password. Se invece siamo noi a dover entrare ne pc del nostro interlocutore, allora inseriremo nello spazio di destra l’ID e la password ch’egli avrà cura di comunicarci.

Tutto questo a quale scopo ? Un cliente lontano (o perchè no, un amico) si trova in difficoltà a causa di un virus o di una qualsiasi anomalia, oppure ha bisogno di una spiegazione sul funzionamento di un particolare programma.

Come possiamo aiutarlo se siamo guru residenti all’altro capo della penisola (o del mondo) ? Gli facciamo scaricare TeamViewer e, una volta aperta la connessione con l’ID e la password che ci avrà comunicato, voilà !, avremo una grande videata che ci mostrerà il SUO desktop e ci consentirà di muovere il SUO mouse, di usare la SUA tastiera e di aprire tutti i SUOI programmi. Potremo aiutarlo da casa nostra, comodamente seduti davanti al nostro pc.

Unico difetto finora riscontrato: TeamViewer non ha una versione per Linux e Mac.

Thomas Pistoia

DOVEROSA RETTIFICA: mi ha contattato una responsabile dell’ufficio stampa italiano di TeamViewer e mi ha fatto presente che esiste una versione del software anche per Mac. Bene, un’ottima cosa: adesso però aspettiamo un TeamViewer anche per Linux :-)

29/05/2010: sto provando in questi giorni la beta di Teamviewer per Linux :-)

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