Inviare e condividere files realizzati con OpenOffice

Un’altra delle grosse spese che una persona che utilizza il pc per lavorare spesso si trova costretta ad affrontare, è quella relativa all’acquisto di una suite di programmi per ufficio. Programmi che siano dunque abbastanza avanzati da gestire con facilità testi, fogli di calcolo e grafici, database, diapositive e pagine web.
Ovviamente il primo nome che viene in mente è Microsoft Office, pacchetto che contiene Word, Excel, Power Point, Access, Front Page (quest’ultimo non più in produzione dal 2006). In alcune configurazioni di pc è possibile trovare anche il fratello minore di Office, cioè Microsoft Works.
Questi e altri prograami per ufficio meno noti hanno un costo. Un costo che non riguarda solo il libero professionista, l’imprenditore, il lavoratore in senso lato, ma anche e soprattutto gli uffici pubblici, le pubbliche amministrazioni, ecc.
Quando entrate negli uffici del vostro comune contate i pc visibili e moltiplicate il costo di Microsoft Office per ogni macchina. Poi calcolate che ci sono uffici non accessibili al pubblico che ospitano altri computer e che lo stesso calcolo andrebbe ripetuto per tutti gli altri uffici della città (Asl, Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, stazioni ferroviarie, uffici postali, scuole, università, tribunali, questure, ecc. ecc.), e che la stessa moltiplicazione andrebbe ripetuta per tutte le città d’Italia, d’Europa, del mondo.
Da qui capite come mai Bill Gates sia ricchissimo :-D
Ma se esistesse un’altra suite da ufficio altrettanto potente, però gratuita ?
Esiste ?
Esiste. Si chiama OpenOffice e fa tutto ciò che fa il pacchetto della Microsoft e anche meglio. Può aprire anche files word, excel, ecc. e, tra le altre cose può trasformare i nostri scritti in pdf.
Dedico questo post a quei clienti che mi dicono: “sì, però quando invio un documento a qualcuno, se il destinatario non ha anch’egli OpenOffice non riesce ad aprirlo”. Sbagliato. E’ solo una delle piccole differenze che esistono tra OpenOffice e la suite più famosa, e si risolve peraltro con un clic.
Poniamo il caso di aver scritto un documento di testo e di doverlo inviare a un destinatario che (naturalmente) non possiede OpenOffice.
Il nostro documento finchè sarà salvato esclusivamente per nostro uso avrà estensione .odt, che è il formato predefinito di OpenOffice.
Per spedirlo a qualcuno è sufficiente salvarlo in altro formato, con la funzione “Salva con nome” come nell’immagine qui sotto:

OpenOffice da la possibilità di salvare, contando solo i formato testo, in circa 20 estensioni diverse. Nel nostro caso possiamo scegliere “Micorsoft Word 97/2000/Xp” (.doc), oppure “Rich Text Format” (.rtf). O addirittura il formato pdf. E potremo star sicuri che il nostro destinatario aprirà senza problemi il nostro documento. Lo stesso procedimento con le altre rispettive estensioni possiamo ripeterlo se usiamo il foglio di calcolo, le diapositive, i database. Per creare pagine web invece basta salvare naturalmente solo in html.
Ecco dunque che con un minimo accorgimento, un po’ di voglia di imparare e un programma potente e gratuito, abbiamo inviato un documento ad un’altra persona, risparmiando una costosa licenza e svolgendo con comoda rapidità la nostra attività lavorativa-
OpenOffice nasce per Linux, ma è scaricabile anche per Windows dal sito openoffice.org
Usatelo e inviate dove vi pare i vostri documenti.
Se poi vi sentite generosi aiutate i vostri interlocutori a passare ad OpenOffice, anche semplicemente segnalandolo. Tutti i soldini che riuscirete a risparmiare (e a far risparmiare) potranno tornare utili per altri invvvestimenti, a beneficio delle vostra e delle altrui attività  :-)

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Thomas Pistoia

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Passare a Linux

E’ arrivato il momento di parlare un po’ del sistema operativo del pinguino e del suo progressivo diffondersi.

Come al solito il nostro mondo si distingue per la sua capacità di esaltare le contraddizioni, per cui non ci stupisce più di tanto che un SO così potente sia relegato nel (per fortuna) paradiso dei prodotti di nicchia, La moltitudine privata e quella delle pubbliche amministrazioni intanto si ostinano ad accettare il pedaggio/balzello cui ci costringe Microsoft con le sue licenze, soprattutto al momento dell’acquisto di un nuovo pc (ben verranno le prossime class action contro il colosso di Redmond).

Linux è software libero, non costa e si evolve grazie alla condivisione di informazioni tra gli sviluppatori che contribuiscono e vogliono contribuire al suo miglioramento.

Nasce dalla folle idea di uno studente finlandese di informatica, Linus Torvalds, che forse, all’epoca non poteva immaginare che stava realizzando qualcosa di tanto rivoluzionario. Consiglio spesso ai miei clienti di provare Linux, soprattutto quando si lamentano della presenza nel loro pc di virus e schifezze varie,;quando compaiono le pagine blu, quando la macchina si blocca senza neanche più mostrare il ridicolo messaggio di un tempo “il programma ha eseguito un’operazione non valida e sarà terminato”.

Non è semplice convincerli. Linux si porta purtroppo dietro la reputazione di sistema complicato,. Alcuni pensano addirittura che sia ancora fermo a un’operatività da tastiera tipo Dos (anche se nel suo caso si chiamerebbe Unix). Anni fa era davvero così. Però gli sviluppatori hanno avuto l’intelligenza di capire che per riuscire ad avere una diffusione bisognava renderlo accessibile a tutti, utilizzare i menu, le finestre, le immagini, la grafica.

Ricordo ancora la prima distribuzione che ho installato nella mia vita, la Suse 6.0 (notti insonni a formattare e riformattare un povero portatile, fino alla vittoria). Si cominciava così, dalle distribuzioni di aspetto più amichevole e diventavi “guru” quando riuscivi a installare la mitica Debian, la Gentoo o la Slackware.

Per chiarezza cito da Wikipedia: “Non esiste un’unica versione di Linux ma esistono diverse distribuzioni (chiamate anche distro), solitamente create da comunità di sviluppatori o società, che scelgono, preparano e compilano i pacchetti da includere. Tutte le distribuzioni condividono il kernel Linux (sia pur in versioni diverse e spesso personalizzate), mentre si differenziano tra loro per il cosiddetto “parco software”, cioè i pacchetti preparati e selezionati dagli sviluppatori per la distribuzione stessa, per il sistema di gestione del software e per i servizi di assistenza e manutenzione offerti.”

Oggi l’installazione di queste distribuzioni (anche della mitica Debian) è diventato un gioco per bambini: procedure guidate semplici e chiare che consentono in pochi minuti la presenza di Linux su un qualsiasi pc. L’approccio a video è molto simile a quello di Windows e si possono addirittura scegliere diversi Desktop Manager. Il più simile a Windows direi che è KDE, cito anche GNOME che rende la grafica di Linux molto somigliante a quella dei Mac della Apple. Poi ci sono alternative leggere come Fluxbox che consentono l’utilizzo di Linux anche su Pc datati.

E le distribuzioni si sprecano.

Io uso la Fedora, che personalmente trovo ottima per l’attività lavorativa e professionale, ma ne esistono di altrettanto affidabili e potenti: Knoppix, Ubuntu, Suse, Mandriva, Sabayon, Mepis… e potrei continuare per ore.

C’è solo da scegliere: è sempre Linux, quello invulnerabile, quello che non si ferma mai, ottimo anche per l’hosting dei siti internet che si realizzano.

La materia è comunque immensa, ma per chi vuole cominciare il primo passo è senz’altro l’uso di un LiveCd, cioè un comune cdrom contenente una distribuzione Linux che, una volta inserito, “trasforma” il pc in una macchina che utilizza Linux. Questo consente all’utente inesperto di prendere confidenza gradualmente. Facilissimo trovare una ISO da scaricare in rete, qui potete scaricare ad esempio quella della Fedora.

Disinserito il cd, il pc torna quello di sempre.

E senza Linux assune un’aria più… malinconica :-)

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Thomas Pistoia

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Organizzazione della posta elettronica

Poniamo il caso che si abbia, come succede a molti miei clienti, più di un indirizzo mail. Ad esempio uno “normale” per gli amici e conoscenti fornito da un qualsiasi provider e uno “istituzionale” per il lavoro, associato magari al dominio di uno dei siti da noi realizzati :-)

In condizioni standard il programma di posta elettronica utilizza per entrambi gli indirizzi la cartella Posta in arrivo, raccogliendo in essa tutte le mail a prescindere dal destinatario, mescolando cioè le mail di lavoro alle altre.

Come organizzare la nostra posta in maniera da avere due cartelle, una per la posta normale e l’altra per la posta di lavoro ?

Prendiamo in esame Outlook Express o Windows Mail, tenendo presente che tutti i programmi di posta elettronica hanno le funzioni che andiamo ora a descrivere.

Decidiamo di lasciare in posta in arrivo le mail di amici e parenti e di creare una cartella “lavoro” per i messaggi più importanti.

Ecco come procedere:

1) Clicchiamo sulla cartella Posta in arrivo e con il tasto destro scegliamo la voce Nuova cartella

nuovacartella

Chiamiamo “Lavoro” la nuova cartella:

nuovacartella

Ora dobbiamo dire al programma che tutte le mail destinate al nostro indirizzo di lavoro devono finire automaticamente nella cartella “Lavoro”.

Clicchiamo con il pulsante sinistro del mouse sulla voce Strumenti e di seguito alla voce Regole messaggi

regole3

Nella finestra successiva indichiamo le regole: nel primo riquadro spuntiamo le caselline accanto a “in cui la casella A: contiene contatti”, “in cui la casella CC: contiene contatti” e “in cui la casella A: o CC: contiene contatti”. Nel secondo riquadro spuntiamo la casella accanto alla voce “Sposta il messaggio nella cartella specificata”.

Dopo queste operazioni il terzo riquadro si presenterà così:

terzoriq

Clicchiamo su “contiene contatti” e nel riquadro successivo inseriamo il nostro indirizzo di posta e clicchiamo sul pulsante “Aggiungi”.

Poi clicchiamo su “specificata” e nella finestra successiva clicchiamo sulla cartella “Lavoro” che avevamo precedentemente preparato.

nuovacartella2

Non resta che cliccare su Ok.

In pratica cosa abbiamo fatto ? Abbiamo detto al nostro programma: “ascolta tizio, tu quando ricevi una mail che nel campo A: , o nel campo CC:, o sia in A: che in CC : contiene il mio indirizzo di posta elettronica, allora me la devi mettere nella cartella “Lavoro” che ho creato apposta per questo”.

Ricordo a chi non lo sapesse che il campo CC: è quello tramite il quale si invia una mail ad altri destinatari “per  conoscenza”.

Thomas Pistoia

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Il peso della cultura.

Questo mestiere ha a volte anche momenti comici.

Mi telefona un affezionato cliente, allarmato..

Forse il caldo ha fatto male al mio pc ?

Che succede ?

Accendo e appena compare il desktop (si tratta di un Xp) cominciano ad aprirsi miriadi di finestre, non posso fare nulla, non risponde a nessun comando. Poi la memoria si esaurisce e tutto si blocca.

Segue la classica riflessione: questo pc è ormai da buttare…

Senta, dico io, ma ha controllato che non ci sia qualcosa che blocca il mouse o la tastiera ?

Oh, accidenti ! E’ vero, ho poggiato dei libri sulla tastiera !

Alla fine ci siamo fatti insieme una risata.

Poi ho invitato il cliente a chiedere scusa al suo pc. Voleva buttarlo via senza che avesse alcuna colpa.

Lo dico sempre: il peggior difetto dei computers…

Sono gli utenti :-)

Thomas Pistoia

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