Pubblicato idraulicasaniterm.it

La ditta Saniterm di Stefano Bellinetto esercita tra Rovigo, Padova e Ferrara. E’ specializzata in impianti idraulici, impianti di condizionamento e riscaldamento, impianti di depurazione e analisi acque non potabili.

Abbiamo creato questo sito in HTML+CSS (entrambi validati), realizzando in Php la pagina dei contatti e dei preventivi che contiene un Form Mail direttamente collegato alla posta elettronica del cliente.

Il logo del cliente è stato integrato nelle pagine con un preciso lavoro in CSS, l’intero aspetto del sito è stata poi adattato all’immagine, in modo da creare una continuità grafica tra il sito e il materiale pubblicitario cartaceo già a disposizione della ditta.

La pagina Dove Siamo contiene la classica cartina topografica ingrandibile ricavata da Google.

Tutti i testi sono stati realizzati e supervisionati da noi, studiando i vocaboli e le espressioni più utili a una buona resa nei motori di ricerca.

Ecco dunque il nuovo arrivato nel nostro porfolio di siti realizzati.

Chiunque abbia bisogno di un portale con queste caratteristiche può contattarci per qualsiasi informazione o preventivo.

Thomas Pistoia

Storica sentenza spagnola: i siti peer to peer non violano il diritto d’autore

Proprio mentre il governo Zapatero lavora su un irrigidimento delle norme sul diritto d’autore, il tribunale di Barcellona  sorprende tutti e in particolar modo i rappresentanti della Sgae (la SIAE italiana, ovvero la società che tutela i diritti d’autore) emettendo una sentenza a favore del proprietario di un sito P2P, un sito tramite il quale è possibile scaricare file di diversa natura. Il giudice ha ritenuto che nessuno abbia lucrato dall’attività di condivisione dei file dato che la pagina web è priva di contenuti pubblicitari. Oltre a questo, la sentenza cita: “le reti peer to peer sono mere reti di trasmissione di dati tra privati e non ledono alcuna legge, essendo basate sulla trasmissione di dati privati e di link, come del resto tutta la Rete e non feriscono alcun diritto protetto dalla legge sulla proprietà intellettuale” e continua “i link sono la base stessa di internet e un gran numero di siti (tra cui Google) fanno ciò che si vuole impedire con questa causa”. A queste motivazioni inoltre si aggiunge una riflessione del giudice che sostiene sia impossibile rintracciare, tramite indirizzo IP, tutti gli utenti che fanno uso di servizi di file sharing, e che quindi sarebbe inutile provvedere civilmente o penalmente in tale direzione, eMule e siti torrent sono legali e l’uso che ognuno fa del proprio PC non può costringere alla chiusura di una pagina o di un portale web. In Spagna, insomma, sembra non avere corso legale quella “presunzione di colpevolezza” che fa di chiunque usi una rete peer to peer un criminale. Questa sentenza potrebbe diventare un precedente di una certa importanza, tanto è vero che nel riportarla il quotidiano spagnolo “El Pais” teme la possibilità che la Sgae abbandoni le procedure civili per giungere direttamente a quelle penali, con esiti comunque non del tutto certi. Dando uno sguardo alla normativa italiana, la questione dal punto di vista legale non si sposta molto. Non è illegale il software che consente lo scambio di file o di programma, è ovviamente illegale l’uso che se ne fa. In sostanza: da stupirsi alla fine c’è poco, se si considera che non c’è normativa che proibisca l’uso del peer to peer. Anzi: in diversi paesi europei ed extraeuropei giovani artisti ed ideatori di programmi utilizzando eMule proprio per diffondere e pubblicizzare le proprie opere. Forse è più interessante l’aspetto relativo ad un abbandono della propria posizione da parte della Sgae. Sarebbe interessante conoscere un commento della nostra Siae sul punto …

Avv. Valentina Frediani

da “consulentelegaleinformatico.it”

Google libero subito.

E’ di questi giorni la notizia della condanna subita da Google in merito alla pubblicazione avvenuta nel 2006 di un video che ritraeva un gruppo di studenti-bestie di un istituto tecnico di Torino nell’atto di malmenare e maltrattare un ragazzo down.
Il filmato era stato molto cliccato, ma anche molto criticato dagli spettatori, al punto che, su  spinta anche di un associazione con obiettivi di tutela dei disabili, era partita la denuncia tanto verso gli autori dell’ignobile gesto, quanto – cosa più grave – verso Google stesso.
Tralasciando il processo subito presso il Tribunale dei minori dai vigliacchi deficienti protagonisti dell’eroica impresa – ai quali mi auguro che qualcuno abbia provveduto (magari seppur tardivamente i genitori) a infliggere anche una seria pena corporale – resta il nodo dell’incriminazione subita da Google che, qualche illuminato giudice italiano ha deciso di ritenere altrettanto responsabile.
In italia siamo indietro, siamo alla preistoria, in quanto a mentalità e a capacità di gestire la rete: le istituzioni la vedono come un pericoloso strumento di libertà e da tempo cercano di limitare il più possibile la sua capacità di far circolare le idee, soprattutto quelle invise al sistema politico (vedi recente Decreto Romani). Molti giovani la vedono invece come occasione unica per fare, dire, pubblicare, diffondere emerite stronzate.
I giudici del caso in questione avrebbero dovuto tutelare tanto il ragazzo vittima degli abusi, quanto la cultura stessa della rete sparando giuridicamente lo strumento dal suo utilizzatore.
Se sparo a una persona vengo arrestato e condannato, a tutela della mia vittima, ma non viene certo perseguito il fabbricante dell’arma che nulla può fare per impedirmi di usare la stessa in modo criminoso.
Il giusto e logico risultato di tutta la vicenda sarebbe dovuto essere la punizione esemplare degli animali che si sono resi protagonisti del filmato e non anche della struttura che mette a disposizione la possibilità di diffondere liberamente  i propri video e di conseguenza le proprie idee.
Google è stato perseguito per una (opinabile) violazione della privacy e per diffamazione. Assolto da quest’ultimo reato e condannato alla fine solo per il primo. Per fortuna l’accusa non è riuscita a far passare l’idea della necessità di una “censura preventiva”, che avrebbe fatto la gioia di certa classe politica, e la condanna si è limitata a una punizione del caso in questione.
Google ha certamente delle grosse responsabilità, ma per altre cose, in altre questioni legate al suo predominio sulla rete; in questa occasione sarebbe stato meglio ringraziarlo, utilizzarlo come prova dell’utilità della sua piattaforma video. Nessuno ha pensato che se non ci fosse stata la possibilità di pubblicare il filmato, i veri colpevoli forse non sarebbero mai stati puniti ?
Speriamo che il ricorso in appello abbia migliore fortuna.
Casi come questi possono essere facilmente strumentalizzati da chi teme la rete come strumento implacabile di libertà di pensiero e di parola.

Thomas Pistoia

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Hacker 1 – Poste Italiane 0

Il racconto che i tiggì nazionali hanno fatto del defacement sul sito delle poste italiane evidenzia la straordinaria ignoranza informatica dei nostri giornalisti.  I “malfattori” responsabili del defacciamento dicevano in pratica: “noi siamo buoni, facciamo questo per farvi rendere conto delle vulnerabilità del sito delle poste“.

Una giornalista del Tg2 ha concluso: “sta a vedere che dobbiamo pure ringraziarli”.

Certo che dobbiamo ringraziarli. Non ha importanza se, come i responsabili di poste.it affermano, non c’è alcun pericolo per i dati personali dei correntisti (cosa di cui dubito), sta di fatto che è possibile accedere al sito poste.it e metterci sopra le mani, e questo non va bene.

Nell’immaginifico comune hacker è una brutta parola. Identifica un criminale. Sì, forse l’hacker è un criminale ma in senso lato, in realtà la sua azione è utile, anzi spesso quanto mai necessaria.

Forse è meglio fare un po’ di distinzioni.

Tra le persone in grado di penetrare un sistema bisognerebbe distinguere tra:

  • Lamer: ha la stessa dignità degli ignavi danteschi. E’ uno che crede di saper fare qualcosa perchè conosce un po’ di codice, ma al massimo riesce a dare un po’ di fastidio; in realtà non è nè carne nè pesce, nè innocuo nè pericoloso. Verso di lui bisognerebbe appunto avere un atteggiamento da “non ti curar di lor ma guarda e passa”.
  • Hacker: è un esperto di sicurezza competente e preciso. Il crimine consiste nel fatto che accede abusivamente ai sistemi scoprendone i punti deboli. Ma non arreca danni. Si limita a segnalare che il sistema è violabile e che vanno prese precauzioni. E’ come se qualcuno penetrasse in casa nostra e ci lasciasse un biglietto senza rubare nulla, avvertendoci che le serrature, le porte, le finestre del nostro appartamento non sono poi un granchè. C’è anche una tipologia di hacker “politica”, ma di quella parleremo un’altra volta.
  • Cracker: questo è il vero criminale. Penetra, ruba, distrugge, elimina, saccheggia e sempre a scopo di lucro, a differenza dell’hacker che non agisce mai per denaro.

I pirati informatici protagonisti del defacement sul sito delle poste italiane sono dunque dei pirati buoni e anche utili (tipo Capitan Harlock). Le poste dovrebbero certamente ringraziarli. Ora sanno che il sito ha una vulnerabilità e possono correggerla.

Giuridicamente è un’altra storia: potrebbero essere prima o poi scovati e puniti per quello che hanno fatto. Speriamo si siano proxati bene.

Dite quel che volete, ma a me sono simpatici :-)

Thomas Pistoia

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Registrazione sincrona dei domini: meglio tardi che mai

Ho sempre trovato estremamente ridicola la procedura di registrazione di un dominio .it, perlomeno nella sua parte finale, quando cioè il registrante deve/doveva inviare un fax al NIC presso il CNR di Pisa, la cosiddetta LAR (Lettera di Assunzione Responsabilità.

Già. Nell’era di internet e della comunicazione digitale una delle operazioni fondamentali per la creazione di un sito internet è/era delegata al fax. E quante volte nel mio quasi decennio di attività ho imprecato per un ritardo nella registrazione dovuto a un fax giunto illeggibile, o a una compilazione, errata anche solo per una virgola ! Per non parlare dello spreco immane di carta ! Immaginate quanti fax giungono/giungevano ogni giorno al NIC !

Perchè descrivo queste procedure utilizzando contemporeanamente il tempo presente e quello passato ?

Perchè dal 28 settembre è avvenuta la rivoluzione. E’ partita la registrazione sincrona dei domini .it, che coesisterà per due anni con la “vecchia” registrazione cartacea, per poi sostituirla del tutto.

Con la registrazione sincrona anche la tempistica cambia (in meglio). L’ho potuto constatare proprio ieri. Ho registrato un dominio .it per un cliente e stamattina (giusto l’attesa della propagazione dei DNS) il dominio è già attivo.

E pensare che col fax ci volevano da 2-3 giorni a una settimana !

Chiudo ricordandovi che prima di commissionarci la creazione di un sito internet potete verificare se il dominio che desiderate registrare è libero utilizzando il Verifica Dominio.

E se si tratta di un .it lo vedrete online in men che non si dica :-)

Thomas Pistoia

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